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Analisi chimiche
Qualitą dell'aria e dell'acqua

Le nuove disposizioni previste nel D.Lgs. n 25 del 02.02.2002, valgono in tutti i luoghi ove sono presenti agenti (sostanze o preparati) chimici pericolosi, ai sensi dei decreti n. 52/97 (sostanze) e 285/98 (preparati), dunque anche gli irritanti, oltre ai tossici e nocivi.

Valgono in tutte le attività di lavoro (anche non chimiche, come supermarcati, tessili, galvaniche, meccaniche, lavanderie, laboratori, Università, ospedali, P.A., ecc.).

Devono essere applicate dal 23 giugno 2002, cioè dalla data di entrata in vigore del decreto, da parte di tutti i datori di lavoro che svolgono attività già in essere.

In caso di nuove attività le prescrizioni del decreto devono essere applicate prima dell'inizio dell'attività.

Sono previsti numerosi adempimenti, tra cui:

  1. valutazione dei rischi ed adozione delle misure di sicurezza, periodicamente aggiornate (oltre a quanto previsto dal decreto 626/94, agli articoli 3, 4 e 5)
  2. informazione e formazione dei ai lavoratori (es. sulle schede di sicurezza, misure di emergenza, ecc.), aggiuntive alle prescrizioni degli articoli 21 e 22 del D.Lgs. 626/94
  3. sorveglianza sanitaria, ove prevista
  4. misure di emergenza (sistemi di allarme, di segnalazione, ecc.)
  5. misurazioni dei livelli di esposizione ecc.

Le sostanze o i preparati utilizzati nei cicli produttivi possono essere intrinsecamente pericolosi (per esempio le sostanze tossiche o nocive) o  esserlo in relazione alle condizioni di impiego (per esempio l’azoto è un gas presente  nell’aria che respiriamo e quindi non è ne tossico ne nocivo; se però respiriamo aria con una elevata concentrazione di azoto, allora l’esposizione a tale gas in quelle condizioni rappresenta un rischio in quanto questo può portare a morte non per intossicazione  ma per asfissia).

Il rischio chimico è potenzialmente connesso con l’impiego di sostanze o preparati chimici. Ne deriva  che a seconda della loro natura  le sostanze/preparati  chimici possono dar luogo a:

ESA Studio effettua tramite un laboratorio consociato, qualunque analisi chimica finalizzata alla ricerca di inquinanti negli ambienti di lavoro e la valutazione del rischio chimico ai sensi del D.Lgs. n 25 del 02.02.2002 ai fini della protezione da agenti chimici e cancerogeni


esempio di analisi chimiche
verifica delle emissioni in atmosfera; arancione
ricerca diossina;
ricerca polveri sottili;
ricerca VOC;
edificio malato;
ricerca amianto;
ecc. ecc

elenco della frasi
di rischio R

elenco dei consigli
di prudenza S

etichette


  • rischi per la sicurezza o rischi infortunistici: incendio, esplosione, contatto con sostanze corrosive, ecc.;
  • rischi per la salute o rischi igienico-ambientali: esposizione a sostanze/preparati tossici o nocivi, irritanti

I rischi di natura igienico ambientali si hanno ogniqualvolta si creano le condizioni in cui si possono verificare interazione tra le sostanze/preparati chimici  impiegati nel ciclo lavorativo e il personale addetto alla lavorazione.

Questo può verificarsi sia a causa di  accadimento accidentale (perdita, anomalie impiantistiche, incendi, sversamenti, reazioni anomale, ecc)  sia a causa della peculiarità dell’attività lavorativa.

Secondo le caratteristiche delle sostanze/preparati il rischio è determinato dal livello e dalla durata dell’esposizione, dalla dose assorbita e dalle caratteristiche dei soggetti esposti (sesso, età, presenza di patologie, ecc). Le sostanze/preparati  presenti come inquinanti ambientali in ambienti di lavoro si possono presentano sotto forma  di:

1) aerosol: particelle solide e/o liquide disperse in un mezzo gassoso; possono essere:

  • a. polveri (sia di natura organica che inorganica generate da azioni meccaniche; es.: toner, silice, amianto (fibre), farina, pesticidi, ecc);
  • b. fumi (particelle fini prodotte da materiali solidi per evaporazione, condensazione e reazioni molecolari in fase gassosa. Esempio: il piombo per riscaldamento produce vapore che condensando in aria forma particelle metalliche che si ossidano (ossido di piombo), oppure fumi di combustione composti da prodotti della incompleta combustione esempio il fumo di motori diesel; ecc);
  • c. nebbie (particelle liquide prodotte dalla condensazione di vapori, reazioni chimiche o atomizzazione di liquidi per esempio.: nebbie di oli minerali prodotte durante il funzionamento di pompe o altri utensili raffreddati e/lubrificati ad olio, oppure nebbie di acido solforico, o soluzioni liquide nebulizzate, ecc);

2) aeriformi: sono costituiti da gas e vapori (es: CO, O3, ossidi di azoto e zolfo, vapori di benzina, di alcol etilico, ecc)
Le vie di introduzione delle sostanze chimiche nell’organismo.
L’assorbimento delle sostanze tossiche può avvenire per:

  1. inalazione
  2. ingestione
  3. contatto cutaneo

Assorbimento per inalazione: l’inalazione, cioè l’introduzione nei polmoni durante la respirazione dell’agente chimico, rappresenta la via di ingresso principale nel corpo di sostanze/preparati pericolosi durante il lavoro. Il rischio di esposizione per inalazione a sostanze/preparati chimici pericolosi si presenta quando i processi o le modalità operative provocano l’emissione di detti agenti con la conseguente diffusione nell’ambiente sotto forma di inquinanti chimici aerodispersi. (Tra le norme igieniche ricordiamo il divieto di fumare nei luoghi di lavoro ed in particolare dove è possibile l’esposizione a sostanze pericolose, in quanto il fumo può ulteriormente veicolare all’interno dell’organismo il tossico, oltre a presentare rischi specifici aggiuntivi quali la cancerogenicità dei prodotti di combustione o rischi quali incendio, esplosioni, ecc.);

Assorbimento per ingestione: l’ingestione accidentale di sostanze pericolose, specialmente in grandi quantità, è piuttosto infrequente anche se non impossibile. (Tra le norme igieniche da rispettare ricordiamo il divieto di assumere cibi e bevande nei luoghi di lavoro e in particolare dove è possibile l’esposizione a sostanze pericolose, l’accurata pulizia delle mani prima di mangiare, il divieto di conservare cibi e bevande in frigoriferi dove sono stoccate sostanze pericolose, (es nei laboratori), contenitori etichettati a norma, non usare contenitori per alimenti, ecc.;

Assorbimento per contatto cutaneo: in genere le sostanze chimiche sono assorbite dalla pelle più lentamente che dall’intestino o dai polmoni. Comunque le sostanze/preparati chimici (in particolare i solventi organici) possono entrare nel corpo sia direttamente che attraverso indumenti impregnati. Il rischio di esposizione per contatto cutaneo si può presentare durante le fasi di manipolazione delle sostanze/preparati pericolosi.

(Tra le norme igieniche da osservare ricordiamo per esempio l’eliminazione della pratica di lavarsi le mani sporche di grasso con solventi perché questo oltre ad esporre il lavoratore al contatto cutaneo diretto con la sostanza utilizzata per il lavaggio comporta anche una modifica dello strato lipidico del derma che rappresenta una barriera naturale protettiva; questa modifica può facilitare l’assorbimento cutaneo anche di altre sostanze con cui il lavoratore viene a contatto, è inutile utilizzare guanti se poi gli stracci sporchi vengono riposti nelle tasche di camici ecc.).

 




Le sentenze
Modulistica VV.F.
Termini antincendio

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22.09.2011 n. 221 della S.G., il DPR n. 151 del 01.08.2011 recante il Nuovo Regolamneto di Prevenzione incendi, finalizzato alla richiesta del Certificato di Prevenzione Incendi.

Il nuovo regolamento tende allo snellimento dell'attività amministrativa e alla semplificazione dei procedimenti con l'introduzione di diverse classificazioni aziendali.